Metro Culturale - 3 Days

Itinerario alternativo e sostenibile. Perfetto per le famiglie

Overview

  • Il tour consiste nella realizzazione di un itinerario culturale a inquinamento zero. L’obiettivo è duplice: da un lato si cerca di offrire ai turisti e agli stessi cittadini una soluzione alternativa ai soliti luoghi d’interesse, favorendo in questo modo la scoperta di zone archeologiche, parchi e monumenti poco conosciuti e situati nelle periferie romane; dall’altro si vuole rendere più ecosostenibile il turismo a Roma, favorendo l’utilizzo di piste ciclabili e proponendo itinerari immersi nel verde che possano riconciliare il turista ed il cittadino con la natura.

Precisamente saranno inclusi questi luoghi all’interno del tour:

Parco di Centocelle

Il Parco archeologico di Centocelle è un’area verde di 120 ettari alla periferia est di Roma, nel territorio del V Municipio, a sud dell’omonimo quartiere. Delimitato a ovest da via di Centocelle, a nord da via Casilina, a est da viale Palmiro Togliatti e a sud da via Papiria e dall’aeroporto militare dell’Aeronautica, è ricco di numerosi resti archeologici. Nel parco, sono state inoltre riscoperte le tre ville di epoca romana della Piscina, delle Terme e dei Due Allori. Quest’ultima è particolarmente rilevante in quanto compresa in una grande proprietà imperiale, identificata nell’abitazione dei Secondi Flavi, quale residenza dell’imperatrice Elena, e che per le sue dimensioni venne chiamata “Centum Cellae”, da cui deriva l’attuale toponimo del quartiere.

Villa De Sanctis

Villa De Sanctis è un parco urbano della città di Roma, situato nel quartiere Prenestino-Labicano all’interno della zona urbanistica del Casilino, nel territorio del Municipio Roma V.

La storia di Villa De Sanctis come parco pubblico è iniziata il 5 novembre 1994 quando furono inaugurati i primi tre ettari di parco, corrispondenti alla zona situata tra via Casilina e via dei Gordiani. Prima di allora l’area era occupata, in modo irregolare, da alcuni depositi.

All’interno di Villa De Sanctis/Parco Labicano sono stati fatti diversi interventi tra cui: il restauro del “mausoleo di Elena” ed il restauro della villa padronale. Nel maggio del 2003 è stato inaugurato il “Parco delle Sculture”, composto da cinque opere d’arte contemporanea.

Nel parco troviamo, oltre al mausoleo di Elena, la basilica paleocristiana dei Santi Marcellino e Pietro, di cui oggi rimangono soltanto alcuni resti appena visibili. Al di sotto del parco si sviluppano le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro risalenti al periodo anteriore alla Persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano (284-305).

Acquedotto Alessandrino

L’acquedotto Alessandrino, l’undicesimo acquedotto dell’antica Roma, venne edificato nel 226 d.C. dall’imperatore Alessandro Severo. La sua realizzazione era finalizzata all’approvvigionamento idrico delle terme di Nerone che, situate in Campo Marzio presso il Pantheon, erano state radicalmente ristrutturate dallo stesso imperatore, e che pertanto da allora assunsero anche la denominazione di “terme Alessandrine”.

Il percorso si sviluppava in buona parte su arcuazioni, mentre i tratti sotterranei erano limitati a cunicoli per oltrepassare le alture. Le arcate dell’acquedotto Alessandrino sono tuttora quasi per intero visibili nei tratti successivi sui vari fossi (nella zona di Centocelle le arcate raggiungono la massima quota, tra i 20 e i 25 m) fino alla zona della “Marranella”, dopo la quale raggiunge, in percorso sotterraneo sconosciuto, la zona di Torpignattara. Da qui lo speco procedeva nuovamente interrato fino ad entrare in Roma nella zona cosiddetta ad spem veterem, nei pressi dell’attuale Porta Maggiore.

L’acquedotto Alessandrino giungeva alle terme di Nerone dopo un percorso di circa 22 km. Si è calcolato che la portata giornaliera di acqua fosse pari a 21.632 m3, circa 250 litri al secondo.

Oggi le stesse sorgenti sono utilizzate dall’acquedotto dell’Acqua Felice, realizzato nel 1585 per volontà di papa Sisto V.

Tombe della via Latina

Nel mezzo della periferia romana, tra le moderne via Appia e via Tuscolana, si incastona ancora perfettamente conservato un tratto del III miglio dell’antica via Latina.

Essa ha origini remote: la rotta naturale, già seguita in età preistorica, venne utilizzata dagli Etruschi per colonizzare la Campania nel VIII-VI secolo a.C.

Tracciata definitivamente dai Romani intorno al IV-III secolo a.C, congiunse Roma a Capua attraversando i monti Lepini, Ausoni, Aurunci e le valli dei fiumi Sacco e Liri mantenendo la sua importanza per tutta l’antichità. Anche in età medievale, infatti, fu preferita come viabilità per Napoli per la migliore conservazione rispetto all’Appia e la presenza di una serie di edifici di culto cristiani lungo il tracciato.

Entrando nel “Parco archeologico delle Tombe della Via Latina” è oggi possibile percorrere un tratto del selciato originale della strada. Con una gradevole passeggiata a piedi si possono ammirare le ricche tombe risalenti al I-II secolo d.C. che si affacciavano sul percorso, che presentano ancora perfettamente conservate le decorazioni policrome sulle facciate e all’interno, volte rivestite d’intonaco dipinto e stucco, pareti affrescate con scene di carattere funerario e ricchi pavimenti in mosaico si conservano ancora sostanzialmente intatti nel loro contesto originario.

Dalla strada è inoltre possibile raggiungere la Basilica di S. Stefano, raro esempio di impianto paleocristiano eretto sotto il pontificato di Leone Magno intorno alla metà del V secolo.

Il Parco archeologico delle Tombe della Via Latina è stato istituito nel 1879 a seguito dell’acquisizione da parte dello Stato di una vasta area in cui erano stati portati alla luce notevoli resti di età romana. Grazie ai recenti lavori di restauro è oggi possibile accedere all’interno di alcuni dei sepolcri più spettacolari con visite contingentate per non comprometterne lo stato di conservazione:

  • Il cosiddetto Sepolcro Barberini, o dei Corneli. Il monumento funerario, databile al II secolo d.C., è costituito da due piani sopraterra e da uno ipogeo in eccellente stato di conservazione. Il piano superiore è coperto da una volta a crociera interamente rivestita di intonaco affrescato a sfondo rosso ed elementi in stucco. Si riconoscono gruppi di personaggi, vittorie alate su bighe, amorini, uccelli, animali marini, soggetti mitologici e sfondi architettonici.
  • La Tomba dei Valeri. Se ne conservano gli ambienti ipogei riccamente decorati, databili alla metà del II secolo d.C., mentre l’elevato è una ricostruzione ipotetica realizzata nella metà dell’Ottocento. Soggetti dionisiaci, figure femminili e animali marini sono rappresentati nei medaglioni, mentre nel tondo centrale si trova una delicata figura velata a dorso di un grifone, che rappresenta la defunta portata nell’aldilà.
  • La Tomba dei Pancrazi. Gran parte della struttura visibile è una costruzione moderna che protegge il monumento sottostante impostandosi sui muri originali del I-II secolo d.C. che si conservano per circa un metro di altezza. Entrando nel sepolcro si possono ammirare gli ambienti sotterranei splendidamente decorati con mosaici sui pavimenti e volte e pareti affrescate con colori brillanti e stucchi in eccellente stato di conservazione. Vi sono raffigurate scene mitologiche, paesaggi naturali e architettonici, immagini femminili e di animali. Al centro di una delle camere ipogee campeggia un grande sarcofago per due deposizioni in marmo greco.

Parco degli Acquedotti

Il Parco degli Acquedotti è uno dei polmoni verdi del quadrante sud-est di Roma, vero e proprio crocevia della rete idrica dell’antica Roma, facente parte del Parco regionale suburbano dell’Appia antica. Si estende per circa 240 ettari tra il quartiere Appio Claudio, via delle Capannelle e la linea ferroviaria Roma-Cassino-Napoli. Rappresenta il residuo di un tratto di Agro Romano che originariamente si estendeva senza interruzioni fino ai Colli Albani.

L’ acquedotto Felice dà vita ad un laghetto che prosegue con un corso d’acqua ed una cascata che ricalcano l’antica marrana dell’Acqua Mariana.

Il nome del parco deriva dagli imponenti resti del sistema di 6 degli 11 acquedotti che resero celebre la città di Roma: Anio Vetus, Marcia, Tepula, Iulia, Claudio e Anio Novus. A questi si aggiunge l’acquedotto Felice, che fu costruito in epoca rinascimentale dal papato e tutt’ora impiegato per l’irrigazione. In passato l’area era nota come Roma Vecchia, dal nome dell’omonimo casale ivi presente.

Gli ultimi interventi di miglioramento realizzati sono l’eliminazione dei vecchi orti abusivi, il ripristino idrico e paesaggistico della marrana dell’Acqua Mariana e il collegamento ciclo-pedonale con l’area di Tor Fiscale.

Il parco è composto dai seguenti acquedotti romani:

Acquedotto Felice
Tra il 1585 e il 1587, durante il pontificato di Papa Sisto V , al secolo Felice Peretti, venne edificato sfruttando tratti di acquedotti più antichi.

Acquedotto Marcio
Costruito nel 144 a.C., prende il nome dal pretore Quinto Marcio Re.
Ad oggi sono rimasti resti sparsi per Roma, tra cui il piccolo tratto presente nel Parco.

Acquedotto Claudio
Il più imponente tra tutti , fu edificato tra il 38 e il 52 d.C. C., sotto gli imperatori Caligola e Claudio.

Partiva dall’alta valle dell’Aniene , fino ad arrivare all’attuale zona di Porta Maggiore.

Sono inoltre presenti Casali e rovine di torri di guardia, un sepolcro e alcune cisterne.

Museo APR

Il Museo APR si trova in una parte della città di Roma, marginale, ma con un’alta densità di resti archeologici. L’esposizione è all’interno di Villa Gentile, un casale degli inizi del ‘900 costruito sui resti della Torre Vergata, la quale ha dato il toponimo al quartiere.
Qui è possibile scoprire la ricchezza archeologica della periferia romana e il filo storico che la lega al centro della città attraverso un percorso museale che si snoda lungo 4 sale tematiche:

  • Sala A: come è stato il rapporto tra la crescita urbana della città di Roma e i suoi resti archeologici, negli ultimi due secoli? Diversi pannelli illustrativi riassumono le principali tappe storiche di questo rapporto complesso che ha caratterizzato la storia urbanistica e culturale di Roma, dall’Unità d’Italia fino all’età contemporanea. Il racconto porterà ad una riflessione profonda sullo stato di conservazione dei resti archeologici riconosciuti nelle periferie, o nelle zone più centrali di Roma. Le loro condizioni di degrado, abbandono e incuria possono essere superate attraverso alcune proposte progettuali per la loro valorizzazione: cartellini identificativi, pannelli illustrativi, itinerari a tema…
  • Sala B: da qui si inizia a raccontare la vita quotidiana in antico, in questi luoghi che oggi consideriamo periferici, ma che allora invece erano il cuore della Roma antica.
    In questa sala ci si addentra nel racconto di uno degli aspetti più importanti nella storia degli antichi romani: il modo in cui concepivano il mondo dell’aldilà. Le numerose necropoli rinvenute nel territorio di Tor Vergata permettono di raccontare il tipo di sepolture, i riti funerari e mostrare gli oggetti che accompagnavano i defunti nel loro viaggio.
    I resti archeologici esposti condurranno tra le diverse epoche storiche dell’antica Roma, dalla Repubblica all’Impero; sarà possibile conoscere la donna del sarcofago e vedere realmente alcuni tipi di tombe attraverso riproduzioni.
  • Sala C: segue la sala in cui si racconta la vita quotidiana nelle ville romane, tipici insediamenti assai presenti in questi territori, e assai importanti per l’economia romana.
    Il visitatore potrà vedere l’esempio della villa di Passolombardo, ritrovata e scavata a poche centinaia di metri dal Museo. Si tratta di una delle più importanti ville romane, caratterizzata da una abitazione padronale (pars urbana), una parte produttiva (pars rustica), e rimasta in funzione per ben sette secoli con diverse trasformazioni. Sarà possibile ammirare le ricche decorazioni delle pareti e dei pavimenti di età imperiale, i sistemi di illuminazione, gli oggetti per la toletta, le terme, i torchi per la produzione di vino e olio; fino ad arrivare alla grande trasformazione di età tardoantica che l’ha resa uno dei ritrovamenti archeologici più importanti mai compiuti.
  • Sala D: in questa sala è possibile scoprire il processo che un archeologo porta avanti sui siti a partire dal momento della scoperta a quello dello studio e della conoscenza, fino al racconto della sua storia in un museo. Sarà possibile ripercorrere il lavoro dell’archeologo, conoscendo la stratigrafia, la cronologia e l’identificazione del sesso nelle ossa umane in maniera didattica e coinvolgente. Il visitatore potrà scoprire come si formano i diversi strati di terra e come si datano, potrà riconoscere le principali forme ceramiche di epoca romana ed imparare quali ossa sono più importanti per differenziare gli scheletri maschili da quelli femminili.

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